Inferno o pastrocchio?

L’anno scorso sono andato a vedere Mad Max Fury Road. Feci una pessima recensione. Il film vinse 6 premi oscar, oltre alle svariate nominations, fu eletto film dell’anno dall’American Film Institute e molte altre cose che si possono controllare qui.

Ieri sono andato a vedere Inferno, il film tratto dall’omonimo libro di Dan Brown. Volevo fare una pessima recensione, ma viste le premesse di cui sopra… la farò lo stesso. Stavolta  non credo ci sia nulla da salvare.

Piccola premessa: avevo letto il libro, non un capolavoro ma comunque gradevole e con un finale per quanto romanzato, anche interessante e pieno di spunti. Per chi non lo sapesse, senza spoilerare troppo, si tocca il tema molto attuale della sovrappopolazione mondiale. Per chi invece proprio odia lo spoiler, consiglio di non leggere oltre.

Torniamo al film, che inizia (e continua) in maniera molto fastidiosa con delle visioni da parte del povero Prof. Langdon (Tom Hanks), che invadono eccessivamente ed in modo ossessivo la narrazione. La storia, si capisce dopo non molto, sarà incentrata nella risoluzione di un enigma che porterà i nostri eroi a ritrovare il posto dove sarà rilasciato un virus costruito per sterminare il genere umano da uno scienziato fanatico fan del solito Dante…

Fin qui quasi tutto ok, se non fosse per il fatto che la persona che ha lasciato l’enigma è proprio lo scienziato ideatore del virus. E qui cominciano a sorgere i primi dubbi. Perchè mai un pazzo criminale che vuole sterminare l’umanità dovrebbe lasciare traccia (seppur in codice) a qualcuno di come raggiungere un luogo supersegreto dove è contenuto l’agente patogeno frutto di anni di ricerche e che sta per essere rilasciato e coronare il suo diabolico sogno?

Ma andiamo avanti perchè la cosa che più salta agli occhi è l’incongruenza della trama del film con quella del libro, tanto che viene da chiedermi su quale base Dan Brown abbia concesso alla casa produttrice l’utilizzo dei diritti per mettere il nome “Inferno” ed il riferimento al suo libro. Li elencherò, copiandoli ed incollandoli brutalmente da wikipedia:

Differenze tra film e libro

  • Nel film non viene data informazione della morte di Busoni dato che egli stesso scrive nella mail a Langdon che è ricercato e che se la caverà.
  • Inoltre nel libro l’indizio “Paradiso venticinque” viene detto dalla segretaria di Busoni in seguito alla sua morte mentre Langdon e Sienna sono a Palazzo Vecchio mentre nel film viene scritto da Busoni a Langdon.
  • Nel film non è presente il personaggio di Jonathan Ferris che nel libro è la stessa persona che veste i panni del dottor Marconi.
  • La dottoressa Sinskey viene incontrata da Langdon nell’aereo dell’OMS nel libro mentre nel film i due si incontrano prima di partire per Istanbul.
  • La dottoressa Sinskey nel libro ha 61 anni e ha i capelli bianchi di una tonalità argentea. Nel film i capelli sono totalmente neri e l’età del personaggio non viene rivelata, dando l’impressione allo spettatore che la dottoressa sia sulla quarantina.
  • Il personaggio di Christoph Brüder viene chiamato Cristoph Bouchard.
  • Nel libro è Ferris che incontra Langdon e Sienna al Battistero e che viaggia con loro a Venezia e non Bouchard.
  • Nel libro Vayentha non è un carabiniere.
  • Nel libro Bouchard aiuta Langdon e la Sinskey a trovate il virus e non il Rettore.
  • Nel libro Langdon e Sienna non raggiungono il piazzale di Porta Romana noleggiando un’auto ma a bordo di un trike e venendo inseguiti dalla squadra SRS
  • Nel film Bouchard viene ucciso dal Rettore a Venezia in difesa di Langdon mentre nel libro i due sono alleati con Langdon e la Sinskey.
  • Nel film il ruolo di Bouchard è completamente diverso da quello dell’agente Bruder. Bouchard infatti vorrebbe trovare il virus per rivenderlo a caro prezzo, rivelandosi come un traditore dell’OMS. Nel libro Bruder è un agente che collabora attivamente sia nella ricerca di Langdon e Sienna, sia per cercare di trovare la sacca del Virus a Istanbul.
  • Nel libro Langdon e Sienna sono alla ricerca di una copia della Divina Commedia per poter risolvere l’indizio “Paradiso venticinque”, approdano prima al museo della Casa di Dante, dove speravano di trovare il celebre poema nel bookshop, ma scoprono che è chiusa; nella chiesa di Beatrice poi, dove riescono a consultare internet da un iPhone di una turista inglese. Nelle prime terzine del canto si trova un preciso riferimento al battistero di San Giovanni. Nel film è lo smartphone di Sienna che consente di consultare le terzine del venticinquesimo canto del Paradiso.
  • Nel libro il Rettore viene arrestato dalla polizia turca mentre nel film viene ucciso da Sienna.
  • Nel film viene solo detto dal rettore di essere a capo di una agenzia che nasconde i suoi clienti. Nel libro tale agenzia ha un nome e viene chiamata Consortium.
  • Nel film il rettore viola il proprio protocollo fin dai primi minuti nonostante Knoltown glielo sconsigli. Nel libro questa azione avviene molto più tardi, poco prima delle vicende veneziane, e su insistenza di Knowltown che consiglia più volte al rettore di vedere il video di Zorbist e di violare il proprio protocollo.
  • Nel libro il personaggio di Sienna è più approfondito e dettagliato rispetto alla sua versione cinematografica. Nel romanzo infatti viene spiegato con più chiarezza, tramite un flashback di Sienna, il suo passato tragico e la sua personalità ed anche ciò che ha portato la ragazza alle sue calvizie e a seguire Bertrand Zorbist. Nel film alcuni dettagli sono trattati al minimo e altri sono assenti. Nel film infatti vengono dati solo brevi cenni del suo QI elevato (208) e delle sue grandi doti recitative, inoltre sempre nel lungometraggio cinematografico non viene neanche citato il nome completo di Sienna (Felicity Sienna è quello completo), e non ha nessuna calvizie, dettaglio che rende i suoi capelli veri e non una parrucca come accade nel romanzo. Nella versione cinematografica inoltre il personaggio è meno tragico e da l’impressione di voler seguire Bertrand perchè vorrebbe davvero ridurre la popolazione con la pestilenza rendendolo diverso dalla versione cartacea.
  • Nel Libro è una vecchia conoscenza italiana di Robert Langdon ossia Di Veio ad aiutarlo a risalire ad Enrico Dandolo. Nel film Sienna e Langdon chiedono ad una guida turistica ,presente nella balconata della Basilica, informazioni ottenendole senza troppi giri di parole.
  • Nel libro Robert non fa in tempo a rivelare alla ragazza l’ubicazione della tomba di Enrico Dandolo e riesce a far scappare Sienna dalla Basilica di San Marco, ma non riesce a scappare a causa della squadra SRS che lo cattura in tempo. In seguito alla cattura Langdon verrà portato al Mendacium dal rettore che gli rivelerà la relazione amorosa tra Sienna e Zorbist e del probabile raggiro subito da lei. Nel film invece Langdon riesce a rivelare a Sienna dell’ubicazione della tomba del Doge direttamente alla Basilica di San Marco, per poi tentare la fuga da Bouchard. Dopo aver fatto fuggire Sienna attraverso la grata è lei stessa che la richiude e sempre lei confessa a Langdon tutti i raggiri che gli aveva fatto oltre a rivelargli di persona di essere la fidanzata di Bertrand Zorbist. Inoltre nel film viene sottolineato da Sienna Brooks che Langdon indossa gli abiti di Zorbist in sostituzione ai suoi.
  • Principale differenza: nel libro il virus altera il codice genetico delle persone rendendone sterile circa un terzo ed è già in circolazione da una settimana: Langdon e la Sinskey trovano la sacca già disciolta; inoltre quando Sienna nota Langdon a Santa Sofia dapprima fugge, poi ritorna da lui per confessargli tutto, dall’amore per Zobrist al fatto che volesse contenere il virus e non diffonderlo (nel film ciò avviene a Venezia). Nel film il virus è ancora nella sacca, e questa è intatta ed è Sienna che cerca di diffonderlo, a costo della sua stessa vita; il virus, comunque, fuoriesce dalla sacca solo dopo esser stato contenuto in una “macchina” dell’OMS e non entrerà mai in circolazione

  • Alla fine del libro Sienna e la Sinskey collaboreranno insieme per contrastare gli effetti del virus e diventano amiche, mentre nel film ciò non accade.

    Nel libro viene data importanza al movimento del transumanesimo di cui Bertrand Zorbist e Sienna Brooks sono favorevoli e aderenti. Viene esplicata l’ideologia del movimento, gli scopi e soprattutto i nomi in codice che possiedono i suoi membri (quello di Felicity Sienna è FS2080). Nella versione cinematografica non viene proprio fatto menzione del transumanesimo e ciò comporta drastici cambiamenti nella caratterizzazione dei personaggi. Zorbist infatti viene visto come un genio catasfrofista e Sienna come una sua fanatica seguace, cosa che nel libro è trattata in modo diverso. Tale dettaglio contribuisce anche a rendere la natura del virus progettato da Zorbist diversa da quella del libro.

Insomma, un pastrocchio totale. L’unico cambio di ritmo nel film è dettato delle fastidiosissime visioni del protagonista. E’ solo grazie a quelle che si riesce ad arrivare al primo tempo senza addormentarsi.

Il secondo tempo passa senza infamia e senza lode, ma almeno puoi contare sulla coca cola ed i popcorn che hai comprato nella pausa.

Il finale pieno di spunti nel libro, nel quale si scopre che il virus non letale che portava delle mutazioni geneatiche finalizzate alla sterilità era già in giro da una settimana e la data che viene inseguita dai protagonisti non è nient’altro quella del massimo contagio, viene sostituito da uno più politicamente corretto: lo schema buono/cattivo viene mantenuto facendo morire la cattiva Sienna Brooks per mano delle sua stesse cariche esplosive mentre l’OMS grazie ad una azione eroica della sua direttrice generale ( e qualcuno alzi la mano se ha mai visto un direttore generale di una  qualsiasi organizzazione governativa mondiale agire sul campo )  riesce a salvaguardare l’umanità dal contagio letale.

In tutto questo caos, una cosa mi è saltata in modo nitido agli occhi e l’interrogativo ad essa correlato mi ha accompagnato per tutta la durata del film: dove si è nascosto IGNAZIO BUSONI?

Zero Stelle. Leggete il libro se volete passare gradevolmente del tempo.

Netflix addiction e figli

Dall’ultima volta che ho scritto sul blog sono cambiate tante cose:

  • ho un figlio in più
  • ho fatto l’abbonamento Netflix.

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Per quanto l’avere un figlio in più  effettivamente tolga tempo a molte delle attività che dovrei svolgere, devo constatare con grossa sorpresa che la Netflix addiction ha un effetto di time consuming decisamente più grande.

Ho provato questo servizio e sono rimasto piacevolmente stupito dalla qualità, dalla quantità e dalla varietà del materiale fruibile. Il tutto ad un costo decisamente marginale (specie se confrontato con quello del figlio).

Grazie Reed Hastings e benvenuto Federico!

Mr Robot

Il premio migliore serie TV di questo mese va indiscutibilmente a Mr. Robot della quale mi sono letteralmente mangiato le 10 puntate della prima stagione in un paio di bocconi.
La serie è ovviamente di stampo tech come piace a me, a metà tra sogno e realtà, tra genio e follia. Il protagonista è un tale Elliot Alderson (ogni riferimento a Thomas A. Anderson, alias Neo è una forzatura), un personaggio misto tra il John Nash di A Beatiful Mind per genialità e Walter White di Breaking Bad per pazzia.
La storia narra di questo ragazzo un po’ genio informatico, un po’ autistico, un po’ disadattato che lavora per una compagnia che a sua volta lavora per una grande corporation (la Evil Corp.) che si occupa di sicurezza informatica ed opprime le persone. La storia, che non andrò a spoilerare porta Elliot ad entrare in conflitto etico con il lavoro che fa e quindi con la bad company.
Quello che ho apprezzato è l’inserimento di termini e chicche tecniche, software reali in un ambito televisivo dove fino ad oggi abbiamo sempre visto sistemi operativi inesistenti, script di codice scritto a caso e mai sentito parlare di nomi reali.
Potremmo addirittura aver abbandonato i tempi bui di “oh cazzo un debian!” e “il filesystem di debian è molto simile a quello di linux (!!!???)”

Il timing con il quale questa serie TV affianca problematiche romanzate molto vicine a quelle reali all’indomani della violazione di Hacking Team è veramente stupefacente.
Una serie TV dove per i primi 10 episodi ti chiedi continuamente quando Elliot potrà scegliere tra pillola rossa e pillola blu. Un finale in apertura per la seconda stagione che sarà sicuramente molto avvincente.
Consiglio vivamente.

Il metodo Tarzan

Ho scoperto recentemente, grazie all’app beme di cui Casey Neistat è il fondatore, anche il suo canale youtube. Casey Neistat è un famoso videomaker e vlogger americano, se così possiamo considerare una persona con 1 milione di followers.

Ci sono due concetti espressi nei suoi video dai quali sono rimasto decisamente colpito:

  1. If there is no goal, you can’t score
  2. The Tarzan method

Il primo concetto esprime la necessità di avere degli obbiettivi per poter intraprendere qualsiasi impresa. Non possiamo pensare che le cose piovano dal cielo e per ottenere risultati c’è prima bisogno di fissare gli obbiettivi e tarare il lavoro in funzione del risultato da raggiungere. Sembra un concetto banale ma non è chiaro a tutti. Non siamo tutti Dan Bilzerian e la lamentela non porta a nulla. I risultati si ottengono solo attraverso lavoro, la perseveranza, il fallimento.

I’ve missed more than 9000 shots in my career. I’ve lost almost 300 games. 26 times, I’ve been trusted to take the game winning shot and missed. I’ve failed over and over and over again in my life. And that is why I succeed.

Michael Jordan

Il secondo concetto è molto più interessante del primo in quanto offre uno spunto di riflessione interessante.
Quando fissiamo un obbiettivo vogliamo raggiungerlo utilizzando il percorso più corto; ma siamo sicuri che questa sia la modalità giusta di raggiungere un obbiettivo?
La deviazione rispetto ad un percorso standard ci permette esperienze che normalmente ci vengono precluse e l’esperienza è fondamentale per direzionare il timone correttamente.

Il metodo Tarzan prende spunto dalla modalità di spostamento nella giungla operata dal nostro eroe. Saltando di liana in liana, raramente sarà possibile spostarsi in linea retta verso l’obbiettivo ma gli scostamenti saranno fonte di esperienza ed allenamento. Lo spostamento non sarà ottimizzato, ma ogni metro guadagnato verso l’obbiettivo sarà una piccolo traguardo verso la meta finale.
Morale: andare sempre avanti anche se la direzione non è quella perfetta, godere e fare tesoro delle esperienze che si accumulano.

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Il più grande errore che puoi fare è rimanere nella zona di comfort.

Grazie Casey.

Beme, un nuovo modo di condividere

Ho scoperto recentemente questo nuovo social network. Si chiama Beme ed un modo per condividere esperienze video senza filtri e senza possibilità di correzione. I video possono essere visti solo una volta sul modello snapchat e c’è la possibilità di acquisire la reazione instanea ai propri video attraverso la internal camera del telefono del nostro interlocutore.

Purtroppo l’applicazione è disponibile solo per Iphone e dovrò aspettare un pochino per provarla, oppure dovrò comprare un iphone…

Windows 10 Iot e Rpi2

Non molto tempo fa si era parlato di una release di Windows per micro computers. A sorpresa stamattina la notizia della Public Release di Windows 10 Iot per Rpi2:

Hello Makers, Developers and Inventors!

We are excited to announce the public release of Windows 10 IoT Core! With this we are bringing the capabilities of Windows 10 to boards like the Raspberry Pi 2. Learn more about this exciting new release in our blog post. You can download it now for free to use in your projects.

To celebrate the release, we are announcing a contest* in collaboration with Hackster.io. To participate, build a home automation solution that leverages the power of Windows 10 IoT Core running on Raspberry Pi 2. The two grand prizes are a trip to Maker Faire, New York for a winner from US and to Maker Faire, Rome for a winner from Europe to demo your projects to your fellow Makers. Other prizes include up to $2000 in gift certificates and a free Raspberry Pi 2 kit to the top 100 shortlisted projects!

We can’t wait to see what you’ll make!

Windows 10 IoT Core Team

Preso dall’estrema necessità di installare Windows, corro sul sito a cercare di capire come fare e con immenso stupore scopro che non si tratta di una vera e propria release usabile di windows, quanto una distribuzione dello stesso in versione “server” da poter programmare e controllare da remoto, solo in abbinamento ad una installazione di Windows 10 e Visual Studio su un normale pc.

Windows 10 IoT

 Setup Windows 10 Iot

Un altro colpo di genio da Mountain View! La suite di sviluppo sembra essere ben documentata ma i tempi di setup della piattaforma, il lunghissimo listone di known issues nelle release notes e soprattutto questa ennesima tendenza alla chiusura verso la propria piattaforma proprio non mi piacciono.

Business che incredibilmente funzionano

Debenhams è una catena di grande distribuzione organizzata britannica che ha negozi nel Regno Unito, in Irlanda e Danimarca, ed altri in franchise in altre nazioni. L’azienda è stata fondata nel diciottesimo secolo come negozio singolo a Londra, crescendo negli anni in centosessanta filiali. È quotato presso la London Stock Exchange e fa parte del FTSE 250 Index. [Fonte Wikipedia].

Dal sito web di Debenhams chiunque può acquistare senza necessità di registrarsi e può inviare ordini internazionali. Una volta spedito l’oggetto si viene notificati attraverso una email contenente il numero di ordine e niente più. Fin qui tutto ok ma Immaginiamo invece di voler saper qualcosa di più del numero di ordine, ad esempio il tracking number del pacco, giusto per avere idea di dove esso sia (cosa non possibile direttamente dal portale).

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Proviamo a comunicare con il servizio clienti, cliccando attraverso il link Contact us previsto nella barra dei menu. A questo punto si viene messi davanti ad una scelta:

  • Inviare una email a contact.int@debenhams.com che verrà evase entro 48 ore
  • Chiamare una comodo numero internazionale a pagamento al costo di 13 cent per minute + costi di chiamata internazionale.

Avendo necessità di una risposta rapida ho avuto l’ardire di chiamare il numero telefonico. Dopo 8 minuti di attesa, finalmente una persona risponde al telefono con uno spiccato accento centro africano, complicatissimo da capire. Spiego che chiamavo per conto di mia madre che non parlava inglese e che avevo bisogno di conoscere il tracking number dell’ordine per sapere se sarebbe arrivato in tempo per il mio matrimonio. Per contro l’addetto mi risponde dicendo che avrebbe dovuto chiamare mia madre e poi passarmi a lui al telefono. Spiego nuovamente che mia madre non parla inglese e che quindi non avrebbe avuto modo di fare questo piccolo step. Il fenomeno mi invita a far inviare una email dalla casella di posta elettronica di mia madre con la quale mi delegava a chiamare per conto suo e solo dopo richiamare il call center per avere notizie circa l’ordine.
Costo totale della chiamata che non ha portato a nulla: 8 EURO!

E’ da ieri che ci penso e mi faccio le seguenti domande:
perchè un servizio clienti così burocraticizzato e gestito male riesce a far si che una azienda abbia così tanto successo?  Il modello Apple è solo un vezzo aziendale?  Cosa fa rimanere in piedi un colosso con un servizio clienti così pessimo? Il servizio clienti deve essere un valore aggiunto di una azienda o parte integrante del suo business?

Forse un giorno troverò anche le risposte.