Lapdock is not dead

Per capire bene questo post bisogna fare un passo indietro a quando qualcuno si accorse che i telefoni che normalmente portiamo con noi tutti i giorni avevano più o meno la capacità di calcolo e le funzionalità per coprire gran parte di quello che un utente medio(cre) vuole da un elaboratore.

Motorola cominciò ad offrire (negli USA, sia mai che qualche sperimentazione intelligente cominci prima dal nostro bel paese) delle docking station molto particolari associate ad una gamma specifica di smartphone di fascia medio alta (Bionic, Razor MaXx…). La particolarità di questi oggetti era che replicavano esattamente le fattezze di un laptop (porte USB, ethernet, schermo HD, tastiera ad isola, batteria) ed agganciandoli al nostro telefono, lo facevano diventare un computer vero e proprio. Inoltre i Lapdock (laptop + docking station). La gamma dei lapdock era suddivisa in diverse fasce ed il telefono aveva un proprio software (webtop) che gestiva la parte di applcazioni ‘dock’.
La compatibilità dei lapdock con la gamma di telefoni motorola era garantita dalla coppia di porte micro usb e mini hdmi affiancate allo stesso modo già dal primo motorola Droid (Milestone solo per l’Italia).

Purtroppo l’11 ottobre 2012 arriva l’annuncio della dismissione del progetto ed i lapdock invenduti ormai senza più mercato, vengono svenduti su internet anche perchè nel frattempo il mercato dei telefoni sembra avviato alla dismissione delle porte mini hdmi sui telefoni in favore del meno performante ‘streaming’ su Chromecast/Miracast.

Chi mi conosce, sa bene qual’è il livello del mio feticismo per i prodotti Motorola. Ovviamente un Motorola Bionic Lapdock non poteva mancare alla collezione.
Oggetto perfettamente integrato con il Motorola Droid 4, di cui possiedo ben 2 esemplari ma destinato all’oblio, fino all’arrivo di Raspberry pi … e Raspberry pi 2… e poi chissà.

Proprio oggi riflettevo come questa meraviglia della tecnologia Motorola, curato nel design quasi fosse un prodotto Apple (chassis in alluminio, tastiera ad isola, speaker integrati) e leggerissimo, possa rivivere ed essere lo strumento principe per chi ‘gioca’ con l’accoppiata Raspberry pi + Arduino.

La potenza di calcolo offerta da un RPi2 (A7 900 mhz quad core + 1 GB ram) è assolutamente sufficiente anche per l’utilizzo del mini pc come macchina desktop portatile.
Per collegare RPi ad un Lapdock sono necessari un paio di cavi ed adattatori:

  • adattatore HDMI da maschio full size a micro
  • adattatore cavo femmina/femmin micro HDMI
  • adattatore micro usb type B femmina a cavo USB type A USB femmina
  • maschio Type A  a cavo USB maschio Type A

Di ieri la notizia che Microsoft vuole percorrere la via abbandonata da Motorola.

Lapdock is not dead!

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Expo 2015: La Toscana Romagna

Arriva dall’Expo 2015, ufficialmente organizzata da Pluto e Paperino, l’ennesimo strafalcione. Che la geografia fosse invisa a molti era noto, ma almeno nelle indicazioni ufficiali sarebbe opportuno mantenere un minimo di precisione.

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Il tesoretto del nerd

Esistono binomi che sono sinonimo di un unico concetto: pizza e birra, pane e nutella, hamburger e patatine, nerd e gadget…

Su questo unicum ci sono persone che hanno costruito un business, onorati e rispettati dalla comunità, come ad esempio di Jeff Berg aka Barnacules Nerdgasm, un ex developer  Microsoft che ha fatto dell’essere nerd una ragione di vita (in tutti i sensi).

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https://www.youtube.com/user/barnacules1/videos

Ma non sempre questo è possibile. Ci vuole coraggio e fortuna per vivere di “essere se stessi”. I nerd medio è molto spesso un poveraccio che si trova la casa invasa di inutili gadget: aspirapolveri usb per tastiere, ventilatori da scrivania, adattatori assurdi da ethernet a firewire, pennette usb di star wars , doctor who, caschi da realtà virtuale mai utilizzati, stampanti 3D per non stampare mai.

Gadget che in un certo senso sono parte del nerd stesso, che può ripercorrere la sua crescita personale (mentale e professionale) attraverso lo storico del loro acquisto, ritornare con la mente al passato guardando i vecchi mouse con la pallina o lo switch di porte seriali ingiallito che nonostante la sua inutilità, rimane comunque un pezzo di cuore sulla mensola del workspace casalingo, sfogliare scatole piene di floppy disk che mai potremo rileggere, di cd-rom perfettamente catalogati ma ormai smagnetizzati, una miriade di dati archiviati e perduti allo stesso tempo, come foto rigate e sbiadite che i nonni tenevano nel cassetto ad alle quali solo l’owner sa dare un significato.

Un tesoretto di ricordi a valore attuale nullo, ‘il mio tesssssoooroo’.

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Integrazione di rispetto

E’ cosa ormai nota che le migliori conversazioni si fanno alla macchinetta del caffè, tanto come il fatto che integrazione e comodità sono due concetti che viaggiano di pari passo e fortemente interconnessi tra loro.

La comodità è figlia dell’integrazione ma anche elemento trainante della stessa. Accade sempre più spesso che ‘in nome di una comodità’ ci venga chiesto di rinunciare a dei nostri dati/informazioni personali. Lo facciamo ogni volta che, installando una applicazione sul nostro telefonino, accettiamo una EULA (end user license) senza leggere, quando ci registriamo su qualcosa, quando accettiamo ‘per comodità’ che venga tracciata la nostra posizione, quando ricerchiamo qualcosa su un motore di ricera.

Ammesso che nessuno di noi abbia nulla da nascondere e quindi considera queste informazioni personali qualcosa di poco importante, non possiamo non constatare quanto invece le informazioni che noi cediamo abbiano valore in termini effettivi per le aziende che le collezionano. Il sole 24 ore ha pubblicato non troppo tempo fa un interessante report proprio su questo argomento che invito a leggere.

L’oggetto di questo post non è il valore dell’informazione personale ma la soglia ‘di rispetto’ legata alla comodità che ognuno di noi è disposto a mantenere nei confronti della tecnologia.

Siamo ormai contornati da telecamere di smartphone in ogni dove e nelle nostre case cominciano anche ad avere spazio smart TV che registrano quello che diciamo in loro presenza. Magari, visto che non tutti siamo disposti ad accettare lo stesso tipo di esposizione al mezzo, sarebbe opportuno, per esempio ,prima di invitare gente a cena , far firmare loro una accettazione del contratto di catalogazione della loro voce.

Il tema di cui sto parlando oggi, discusso proprio di fronte ad un caffè, è quello di ragionare ad esempio sulla ‘comodità’ di avere il touch Id sull’iPhone 6 dimenticando completamente qual’è il valore che si cede accettando l’utilizzo del mezzo: la propria impronta digitale.

Il valore dell’informazione che viene ceduta è tanto più alto quanto questa è personale e caratterizzante. Proprio per questo l’impronta digitale, come anche il timbro della voce sono informazioni di un valore estremo.

Credo che all’interno di un’ottica di utilizzo consapevole della tecnologia sia opportuno definire con cautela quali siano le barriere che vogliamo mantenere oppure oltrepassare, tenendo sempre a mente che per una ristretta cerchia di informazioni di alto valore una cessione è per sempre‘.

AGGIORNAMENTO (tanto per rimanere in tema): iPhone, in futuro lo potrete bloccare sbloccare con il viso

Fastweb mobile Fuel 5GB

Mi serve un contratto per una nuova linea telefonica e decido di sottoscrivere una offerta Fastweb mobile Fuel  che offre ancora al momento dell’articolo il quantitativo di GB più alto al minor prezzo. Tutto bene, fino a quando un bel giorno arriva un SMS: “I minuti mensili inclusi nella tua offerta stanno sono in esaurimento. Per conoscere i consumi chiama il 4046, accedi all’app MyFastweb o vai nella tua MyFastPage.” fastweb mobile fuel 5GBProntamente chiamo il 4046, dal quale vengo informato che il mio traffico residuo è di 10 euro e mi invita a premere zero per riascoltare il messaggio. Nessuna notizia circa minutaggio, sms o internet. Capisco immediatamente che c’è qualcosa che non va. Installo l’applicazione sul telefonino la quale mi chiede una username ed una password fastweb per il login che non possiedo. Idem con patate per la MyFastpage da browser web. A questo punto chiamo il 192.193 e parlo col servizio clienti. L’operatore del call center mi dice che siccome NON ho un contratto telefonico casalingo, non ho diritto alle credenziali di accesso alla parte web (sia essa portale o app telefonino) e quindi l’unico modo per sapere il minutaggio, gli sms o i gigabytes rimanenti sarebbe stato quello di chiamare il 4046. Gli faccio notare che il numero telefonico da lui citato fornisce solamente il credito residuo e nient’altro. Secondo l’operatore non c’è soluzione. Averlo saputo prima…

UPDATE IMPORTANTE: Ho scritto al servizio clienti tramite Twitter e sono stato ricontattato velocemente. Il problema era  generato da un duplicato di anagrafica dovuto ad un vecchio contratto. L’operatore mi ha inviato un reset della password tramite sms ed ora riesco ad accedere al servizio web ed alla applicazione online. BRAVA FASTWEB! +1

Wife and oxs from your village #expo2015

Pensavamo che con verybello.it (il sito brutto) avessimo toccato il fondo ma #expo2015 riesce a spingere l’italiano oltre i propri limiti ed a grattare via il fondo del barile con “il David di Donatello” (??!!!)

gaffe col David di Donatello, EXPO 2015
David di Donatello?

ed attraverso la traduzione dei proverbi in altre lingue. E’ il caso di “Region that go project that you find”.

Il buongiorno si vede dal mattino, sarà una grande Expo 2015!