Di più, nin zo

Ci sono cose che i nostri figli dovranno prendere per buone senza probabilmente mai capirne il perchè.

Una di queste è lavarsi i denti con il dentifricio di Topo Gigio. “Guarda, c’è Topo Gigio!”. Si, ok,  chi è Topo Gigio? E perchè dovrebbe piacergli?

Martufello è testimonial delle mozzarelle. Poteva benissimo esserlo anche mio zio. Come fai a spiegare a tuo figlio che Martufello è famoso perchè 15 anni fa fece una pubblicità delle mozzarelle Francia?

“Quando hai finito, tira la catena”. Quale catena? Magari quando hai finito premi il pulsante.

Per non parlare poi dei pannolini. “Prima dell’invenzione dei pannolini in cellulosa venivano realizzati in tessuto di cotone, nel medioevo erano delle lunghe strisce di lino che venivano applicate nella zona interessata ed avvolte intorno al bacino[…] (Fonte Wikipedia) ”
Perchè non chiamare i pannolini assorbenti da bambino? Perchè continuare ad identificarli con un panno di lino?

E poi cantare jingle di pubblicità che non trasmettono più da almeno 20 anni quando è Natale, anche questo rientra nell’incomunicabilità intergenerazionale…

L’esperienza è importante ma talvolta può essere una barriera.

Annunci

Cioccolato Kazaco e riparti di slancio

Vorrei iniziare questo post con una citazione:

Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell’oca, verso l’infelicità e lo spargimento di sangue.

Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.

(C. Chaplin – il grande dittatore)

Lo so, la citazione era riferita ad un’altro contesto ma quello che voglio sottolineare è che ogni tanto ci dobbiamo fermare, che non siamo macchine, che dopo il lavoro c’è bisogno di stimolo per ripartire. Siamo uomini, siamo animali, siamo nati liberi e la condizione lavorativa non è naturale, nè tantomeno evitabile (almeno non per tutti).

E’ per questo che al termine del lavoro c’è bisogno di gratifica. Lo facciamo anche per questo, lavoriamo per i gadget dice il Prez di Secondotestomale. Oggi la mia gratifica è un pacco di cioccolato kazaco. Riparto.

Ciccolato Kazaco

Le cinque mogli di Immortal Joe

Erano più di due anni che non andavo al cinema. Sulle ali dell’entusiasmo per l’uscita del nuovo capitolo di Mad Max decido che un ritorno al cinema è proprio quello che mi merito.

Insieme ad un paio di amici prenotatiamo in anticipo i biglietti e sempre in anticipo chiedo informazioni qualitative sul film. Le opinioni sono discordanti: è bello, fa schifo. La cosa mi puzza ma decido di andare comunque, non ci sarà Mel Gibson ma è pur sempre Mad Max.  In fondo anche Batman ha è stato interpretato da attori sempre nuovi e sempre più bravi.

Arrivato al cinema con mezz’ora di anticipo rispetto all’orario di inizio del film, trovo i miei amici intenti a gustarsi la cena da Old Wild West. All’ingresso della sala del cinema (dopo aver fatto il check in) scopriamo che il film inizierà mezz’ora dopo l’orario previsto da biglietto e che ci sarà una pausa di 6 minuti tra primo e secondo tempo. Non male per uno spettacolo delle 22.35…

Decidiamo che non possiamo fare nient’altro che attendere l’ora fatale e perdere questa mezz’ora all’insegna della pubblicità estrema. Dopo venti minuti di pubblcità sgnaccamaroni, ecco apparire i primi trailers. Bello, bello, bello! Sarà che non vado al cinema da molto ma i trailer li fanno sempre più di qualità.

Nell’anonimato più totale inizia improvvisamente un trailer brutto. Non è un traiiler. Terrore. Non cominciamo bene, a metà dell’opera ci dovremo arrivare faticando, spero che George Miller abbia fatto un ottimo lavoro.

L’azione diventa immediatamente veloce e senza tregua (sensazione che si ha per tutta la durata del film). La trama invece è assurda e intangibile ad essere buoni. Cerco di riassumerla in poche righe. Facciamo che sto spoilerando, quindi chi non volesse conoscere la trama inesistente del film, non vada oltre.

SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

In un mondo sconvolto da una devastazione post nucleare, Max (Tom Hardy) viene catturato da un gruppo di selvaggi anemici comandati da un vecchio lebbroso che si fa chiamare Immortal Joe e che monopolizza assieme ai figli (il disabile ma intelligente ed il palestrato stupido) l’unica sorgente di acqua pura rimasta sul pianeta. L’imperatrice Furiosa (Charlize Theron) tradisce immortal Joe scappando su di una autocisterna assieme alle sue 5 mogli strafighe.


Inseguiti per giorni, senza fare rifornimento di benzina, tra tempeste elettromagnetiche/radioattive dalle bande di tutto il vicinato, riescono con l’aiuto di Max sfuggito alla prigionia e di uno degli anemici che si innamora della più gnocca  dele mogli gnocche, a raggiungere il luogo natale di Furiosa portandosi dietro e difendendo allo stremo l’autocisterna piena di latte materno (!!!??!!) ormai ridotto a ricotta fluorescente.
Purtroppo arrivati nel posto di destinazione scoprono che sono rimaste solo quattro vecchiette e Megan Gale (???). Avendo appreso che neanche in quel posto c’è acqua, ritornano indietro per conquistare la cittadella di Immortal Joe fin tanto che lui è in giro a cercare loro. Nel viaggio di ritorno (rigorosamente con cisterna al seguito) vengono assaltati dalle predette bande e lasciandole una ad una ‘sul campo’ riescono dopo aver ucciso anche Immortal Joe ad arrivare alla cittadella ed a reclamare il governo del posto dopo aver mostrato la carogna del vecchio imperatore tra l’ovazione del ‘pubblico’.

Decisamente un pessimo ritorno al cinema. Unica nota positiva: le 5 mogli di immortal Joe ed un improbabile chitarrista appeso ad un automobile cassa che scandisce l’inizio di ogni nuova rincorsa ai nostri protagonisti.

Questo sarà l’unico capitolo di Mad Max che non riguarderò più.

Lapdock is not dead

Per capire bene questo post bisogna fare un passo indietro a quando qualcuno si accorse che i telefoni che normalmente portiamo con noi tutti i giorni avevano più o meno la capacità di calcolo e le funzionalità per coprire gran parte di quello che un utente medio(cre) vuole da un elaboratore.

Motorola cominciò ad offrire (negli USA, sia mai che qualche sperimentazione intelligente cominci prima dal nostro bel paese) delle docking station molto particolari associate ad una gamma specifica di smartphone di fascia medio alta (Bionic, Razor MaXx…). La particolarità di questi oggetti era che replicavano esattamente le fattezze di un laptop (porte USB, ethernet, schermo HD, tastiera ad isola, batteria) ed agganciandoli al nostro telefono, lo facevano diventare un computer vero e proprio. Inoltre i Lapdock (laptop + docking station). La gamma dei lapdock era suddivisa in diverse fasce ed il telefono aveva un proprio software (webtop) che gestiva la parte di applcazioni ‘dock’.
La compatibilità dei lapdock con la gamma di telefoni motorola era garantita dalla coppia di porte micro usb e mini hdmi affiancate allo stesso modo già dal primo motorola Droid (Milestone solo per l’Italia).

Purtroppo l’11 ottobre 2012 arriva l’annuncio della dismissione del progetto ed i lapdock invenduti ormai senza più mercato, vengono svenduti su internet anche perchè nel frattempo il mercato dei telefoni sembra avviato alla dismissione delle porte mini hdmi sui telefoni in favore del meno performante ‘streaming’ su Chromecast/Miracast.

Chi mi conosce, sa bene qual’è il livello del mio feticismo per i prodotti Motorola. Ovviamente un Motorola Bionic Lapdock non poteva mancare alla collezione.
Oggetto perfettamente integrato con il Motorola Droid 4, di cui possiedo ben 2 esemplari ma destinato all’oblio, fino all’arrivo di Raspberry pi … e Raspberry pi 2… e poi chissà.

Proprio oggi riflettevo come questa meraviglia della tecnologia Motorola, curato nel design quasi fosse un prodotto Apple (chassis in alluminio, tastiera ad isola, speaker integrati) e leggerissimo, possa rivivere ed essere lo strumento principe per chi ‘gioca’ con l’accoppiata Raspberry pi + Arduino.

La potenza di calcolo offerta da un RPi2 (A7 900 mhz quad core + 1 GB ram) è assolutamente sufficiente anche per l’utilizzo del mini pc come macchina desktop portatile.
Per collegare RPi ad un Lapdock sono necessari un paio di cavi ed adattatori:

  • adattatore HDMI da maschio full size a micro
  • adattatore cavo femmina/femmin micro HDMI
  • adattatore micro usb type B femmina a cavo USB type A USB femmina
  • maschio Type A  a cavo USB maschio Type A

Di ieri la notizia che Microsoft vuole percorrere la via abbandonata da Motorola.

Lapdock is not dead!

Il tesoretto del nerd

Esistono binomi che sono sinonimo di un unico concetto: pizza e birra, pane e nutella, hamburger e patatine, nerd e gadget…

Su questo unicum ci sono persone che hanno costruito un business, onorati e rispettati dalla comunità, come ad esempio di Jeff Berg aka Barnacules Nerdgasm, un ex developer  Microsoft che ha fatto dell’essere nerd una ragione di vita (in tutti i sensi).

Schermata 2015-04-15 alle 14.02.51

https://www.youtube.com/user/barnacules1/videos

Ma non sempre questo è possibile. Ci vuole coraggio e fortuna per vivere di “essere se stessi”. I nerd medio è molto spesso un poveraccio che si trova la casa invasa di inutili gadget: aspirapolveri usb per tastiere, ventilatori da scrivania, adattatori assurdi da ethernet a firewire, pennette usb di star wars , doctor who, caschi da realtà virtuale mai utilizzati, stampanti 3D per non stampare mai.

Gadget che in un certo senso sono parte del nerd stesso, che può ripercorrere la sua crescita personale (mentale e professionale) attraverso lo storico del loro acquisto, ritornare con la mente al passato guardando i vecchi mouse con la pallina o lo switch di porte seriali ingiallito che nonostante la sua inutilità, rimane comunque un pezzo di cuore sulla mensola del workspace casalingo, sfogliare scatole piene di floppy disk che mai potremo rileggere, di cd-rom perfettamente catalogati ma ormai smagnetizzati, una miriade di dati archiviati e perduti allo stesso tempo, come foto rigate e sbiadite che i nonni tenevano nel cassetto ad alle quali solo l’owner sa dare un significato.

Un tesoretto di ricordi a valore attuale nullo, ‘il mio tesssssoooroo’.

03hobbit-pg-horizontal