Netflix addiction e figli

Dall’ultima volta che ho scritto sul blog sono cambiate tante cose:

  • ho un figlio in più
  • ho fatto l’abbonamento Netflix.

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Per quanto l’avere un figlio in più  effettivamente tolga tempo a molte delle attività che dovrei svolgere, devo constatare con grossa sorpresa che la Netflix addiction ha un effetto di time consuming decisamente più grande.

Ho provato questo servizio e sono rimasto piacevolmente stupito dalla qualità, dalla quantità e dalla varietà del materiale fruibile. Il tutto ad un costo decisamente marginale (specie se confrontato con quello del figlio).

Grazie Reed Hastings e benvenuto Federico!

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Il metodo Tarzan

Ho scoperto recentemente, grazie all’app beme di cui Casey Neistat è il fondatore, anche il suo canale youtube. Casey Neistat è un famoso videomaker e vlogger americano, se così possiamo considerare una persona con 1 milione di followers.

Ci sono due concetti espressi nei suoi video dai quali sono rimasto decisamente colpito:

  1. If there is no goal, you can’t score
  2. The Tarzan method

Il primo concetto esprime la necessità di avere degli obbiettivi per poter intraprendere qualsiasi impresa. Non possiamo pensare che le cose piovano dal cielo e per ottenere risultati c’è prima bisogno di fissare gli obbiettivi e tarare il lavoro in funzione del risultato da raggiungere. Sembra un concetto banale ma non è chiaro a tutti. Non siamo tutti Dan Bilzerian e la lamentela non porta a nulla. I risultati si ottengono solo attraverso lavoro, la perseveranza, il fallimento.

I’ve missed more than 9000 shots in my career. I’ve lost almost 300 games. 26 times, I’ve been trusted to take the game winning shot and missed. I’ve failed over and over and over again in my life. And that is why I succeed.

Michael Jordan

Il secondo concetto è molto più interessante del primo in quanto offre uno spunto di riflessione interessante.
Quando fissiamo un obbiettivo vogliamo raggiungerlo utilizzando il percorso più corto; ma siamo sicuri che questa sia la modalità giusta di raggiungere un obbiettivo?
La deviazione rispetto ad un percorso standard ci permette esperienze che normalmente ci vengono precluse e l’esperienza è fondamentale per direzionare il timone correttamente.

Il metodo Tarzan prende spunto dalla modalità di spostamento nella giungla operata dal nostro eroe. Saltando di liana in liana, raramente sarà possibile spostarsi in linea retta verso l’obbiettivo ma gli scostamenti saranno fonte di esperienza ed allenamento. Lo spostamento non sarà ottimizzato, ma ogni metro guadagnato verso l’obbiettivo sarà una piccolo traguardo verso la meta finale.
Morale: andare sempre avanti anche se la direzione non è quella perfetta, godere e fare tesoro delle esperienze che si accumulano.

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Il più grande errore che puoi fare è rimanere nella zona di comfort.

Grazie Casey.

Internet of things, fu Domotica e le 6 barriere.

Guardando i video del CES 2015 è che questo dovrebbe essere l’anno delle Internet of things, ovvero di quelle ‘cose’ intelligenti e legate al mondo internet che dovrebbero arricchire e migliorare la nostra breve esperienza di vita su questo pianeta. Per far comprendere a pieno il mio pensiero riguardo questa categoria di cose faccio un passo indietro al lontano 2002.

Tredici anni or sono ho partecipato ad un corso di Domotica promosso dalla Regione Lazio, con tanto di stage formativo presso una nota azienda di automazione industriale romana. Il corso trattava la programmazione dei sistemi a bus utilizzati in ambito industriale, i PLC (Controllori a Logica Programmabile) che venivano ‘riciclati’ in ambito domestico per le piccole automazioni. L’esperienza è stata favolosa e ci sentivamo un po’ come i pionieri di una grande era automatica che stava per iniziare. Avevamo capito che l’interfacciamento della routine quotidina con i vari sensori ed attuatori sarebbe stato il futuro del vivere moderno ma purtroppo ancora oggi non riesco a quantificare se stiamo parlando di futuro prossimo o remoto.

Che cosa è successo a questa tecnologia? Perchè non vi è stata una applicazione su larga scala di un qualcosa che semplificava la progettazione, aumentava la sicurezza ed il comfort del nostro vivere?

Bisogna riconoscere che in questi dodici anni la tecnologia si è miniaturizzata e soprattutto si è ‘connessa’ alla rete ma le barriere (purtroppo) rimangono molteplici.

Rimanendo in termini di domotica, la prima barriera è la reingegnerizzazione dell’impianto casalingo in funzione dei sensori e degli attuatori che è molto impegnativa nel legacy ma molto più facile nel nuovo.

La seconda barriera è la formazione di tecnici specializzati che ‘spingano’ per questa tipologia di impianti. Nel commercio la regola è che nonostante l’acquirente faccia richiesta di un prodotto, alla fine si deve accontentare di quello che il venditore ha in negozio, a meno di casi particolari nei quali esso sia disposto ad aspettare e spendere molto.

La terza barriera è la paura (più che giustificata) dell’obsolescenza. A differenza degli impianti tradizionali che hanno un lifetime più che decennale ed un basso costo di upgrade,  il rischio di non poter più ‘aggiornare’ la configurazione iniziale è alto, come quello di non poterla più riprogrammare.

La quarta barriera è quella della compatibilità. Attualmente non esistono protocolli di comunicazione standard tra questi oggetti. Ciò vincola l’utilizzatore a scegliere un marchio ed a proseguire sula scia dell’innovazione tecnologica che esso propone, non potendo migrare di volta in volta verso il prodotto migliore.

La quinta barriera è quella legata alla reliability ed al disaster recovery, ovvero ‘cosa fare quando il controllore principale si rompe?’. Nessuno lo sa. Si possono progettare sistemi ridondanti (a costi maggiorati) ma l’affidabilità reale di questi oggetti ancora è sconosciuta.

La sesta barriera (last but not least) è quella della percezione circa la reale utilità. La conversione massiva all’automazione è vista come un costo e la giustificazione in termini di spesa può derivare da una necessità reale e forte o da una tendenza modaiola che ne generi una.

In realtà Internet of things (IoT) è molto di più della semplice domotica. IoT è automazione applicata ai diversi campi della vita umana, dall’agricoltura alla logistica, allo sport, alla salute condita in salsa connessione in rete della quale la domotica ne è il trisavolo e per  quanto le tecnologie connesse soffrano il problema della privacy e per quanto i costi di accesso a questa categoria tecnologica sia in alcuni ambiti molto basso, le 6 barriere valide per la domotica, come una proprietà matematica, sono valide anche nel caso di tutte le tecnologie IoT.
Arduino UNO R3Arduino ci ha fornito un assist importante riducendo pesantemente la complessità progettuale, i costi e puntando sulla community. Il resto lo deve fare la società , standardizzando i protocolli, aumentandone la sicurezza e creandone la necessità.Il mondo della IoT ha già avuto il suo Steve Wozniak (Massimo Banzi di Arduino), aspettiamo con ansia che arrivi anche Steve Jobs.